Written by Cespec

Alla Summer School la Terra vista dallo spazio: così le immagini hanno cambiato il nostro sguardo sul pianeta

A Cuneo prosegue la XIX edizione dell’evento culturale: oggi ultimo incontro pubblico con l’hacker Paolo Cirio

Un momento della seconda serata pubblica della XIX edizione della Summer School del Cespec svoltasi nel Salone d’Onore del Municipio di Cuneo

Le immagini della Terra vista dallo spazio hanno cambiato per sempre il modo in cui l’umanità guarda al proprio pianeta. Non soltanto perché hanno restituito una prospettiva completamente nuova sulla Terra, ma perché attorno a quelle immagini si sono progressivamente condensati significati politici, filosofici ed ecologici. È stato questo il filo conduttore della discussione che si è svolta mercoledì 2 settembre al Salone d’onore del Municipio di Cuneo, nell’ambito della XIX Summer School del Cespec dal titolo “Interfacce. Collegare il mondo tra terra e aria”. Protagonisti Matteo Vegetti, dell’Università della Svizzera italiana, e Andrea Borsari, dell’Università di Bologna, a partire dal libro “Earthscapes. Le conseguenze della visione della Terra dallo spazio”.

Al centro della riflessione due fotografie divenute icone del Novecento: “Earthrise”, la Terra che sorge sullo sfondo della Luna, e “Blue Marble”, il pianeta osservato nella sua interezza dallo spazio. Due immagini capaci di catalizzare valori e visioni differenti.

Matteo Vegetti ha evidenziato come “Earthrise”, realizzata durante la missione Apollo 8 nel 1968, abbia contribuito a rafforzare l’idea di un “One World”, un mondo unico, senza confini visibili e dunque senza le separazioni prodotte da nazionalismi e conflitti. Un’immagine nata quasi per caso, ma che finì per assumere un significato più ampio, intrecciandosi con pacifismo, universalismo e cosmopolitismo. Con “Blue Marble”, pochi anni dopo, la prospettiva cambia: la Terra appare come un’isola fragile e isolata nel cosmo, un sistema finito e prezioso. Dalla visione universalistica emerge così anche una nuova coscienza ecologica, legata alla consapevolezza dei limiti del pianeta e alla responsabilità verso il territorio e le comunità. Un passaggio centrale della riflessione ha riguardato il carattere straniante di quelle fotografie. “Guardando la Terra dal suolo lunare, l’essere umano si trova nella condizione paradossale di vedere il proprio pianeta “da fuori”, quasi come un corpo estraneo. La Terra, da ambiente nel quale siamo immersi e sul quale si è sviluppata tutta la nostra storia, diventa improvvisamente un oggetto tra gli altri, delimitato, finito e fragile”, ha sottolineato Vegetti.

Andrea Borsari ha invece rilanciato il tema sottolineando come le immagini non contengano necessariamente una sola morale o un’unica interpretazione, ma costituiscano uno spazio di confronto e di possibilità. “L’impresa spaziale – ha osservato – non rappresenta soltanto una dimostrazione della potenza della tecnica, ma anche un esperimento antropologico, capace di mettere l’uomo di fronte ai propri limiti e alla propria fragilità. La conquista dello spazio produce così un effetto paradossale: nel momento in cui l’uomo cerca di superare i limiti terrestri, scopre quanto sia difficile fare a meno del proprio pianeta. Per comprendere davvero la finitezza della Terra è stato necessario, almeno simbolicamente, allontanarsene”.

Stasera, dalle 21, terzo e ultimo incontro pubblico presso il Rondò dei Talenti (via Luigi Gallo, 1) che ospiterà l’artista e hacker Paolo Cirio: introdotto da Emmanuel Alloa (Università di Friburgo) e da Jacopo Bodini (Univeristà di Parigi 1), parlerà di “Art exposing climate crimes” (“Arte che smaschera i crimini climatici”, ndr) in un incontro condotto in lingua inglese.

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