Giovedì 3 settembre, alle 18, nell’ex Chiesa di Santa Maria del Salice (piazza Luigi Bima) a Fossano, Fondazione Azzoaglio ETS presenta per la prima volta al pubblico il volume “Parole Latitanti”, nato da un anno di lavoro nella Casa di Reclusione di Fossano. “Parole Latitanti” nasce, infatti, dal laboratorio di scrittura creativa e arti espressive promosso dalla Fondazione Azzoaglio ETS presso la Casa di Reclusione di Fossano, che ha coinvolto quindici persone detenute in incontri settimanali, tra settembre 2025 e giugno 2026. Un anno di lavoro nel quale scrittura, disegno, pedagogia, arteterapia e progettazione editoriale si sono incontrati a partire da ciò che era già presente: gli oggetti. A moderare l’incontro sarà Laura Serafini, giornalista de La Fedeltà di Fossano. La serata sarà accompagnata da intermezzi musicali al pianoforte a cura della Fondazione Fossano Musica e di Enzo Fornione e si concluderà con un rinfresco aperto ai partecipanti. Durante l’evento sarà possibile ricevere una copia di “Parole Latitanti” attraverso una donazione, il cui ricavato sosterrà nuovi progetti promossi dalla Fondazione Azzoaglio ETS all’interno della Casa di Reclusione di Fossano e contribuirà alla riqualificazione di alcuni spazi comuni dell’Istituto, permettendo al libro di continuare a generare qualcosa di concreto proprio nel luogo in cui è nato. L’iniziativa è realizzata con il patrocinio del Comune di Fossano e del Ministero della Giustizia – Direzione Casa di Reclusione a Custodia Attenuata di Fossano. Collaborano all’iniziativa la Libreria Le Nuvole e la Fondazione Fossano Musica. Ingresso gratuito con prenotazione gradita scrivendo a progetti@fondazioneazzoaglio.com o al numero 327/4985410.
“‘Parole Latitanti’ racconta bene il modo in cui la nostra Fondazione vuole lavorare: costruire progetti insieme alle persone, facendo della cultura uno strumento concreto di relazione e di crescita. Vedere un percorso nato all’interno del carcere diventare un libro, uscire da quelle mura e incontrare la comunità è il risultato più importante: significa creare un ponte tra realtà che troppo spesso restano distanti e dare continuità e senso al lavoro fatto insieme”, dichiara Erica Azzoaglio, vicepresidente della Fondazione Azzoaglio ETS.
“Iniziative come ‘Parole Latitanti’ rappresentano un’importante opportunità educativa e culturale, capace di valorizzare la partecipazione, la responsabilità e le competenze delle persone detenute. Ringraziamo la Fondazione Azzoaglio ETS e tutti i professionisti coinvolti per la continuità e la qualità del percorso realizzato all’interno dell’Istituto e per aver contribuito a creare un’occasione concreta di dialogo tra il carcere e la comunità esterna”, dichiara la Direzione della Casa di Reclusione di Fossano.
“Parole Latitanti” nasce dentro un luogo chiuso, ma è stato pensato per uscire: scrittura, arte e progettazione editoriale per costruire un ponte tra il carcere e la comunità. La presentazione a Fossano sarà occasione per raccontarne la genesi del progetto, condividere alcune letture tratte dal volume e aprire una riflessione sul valore della cultura e dell’educazione come strumenti di relazione e di dialogo tra il carcere e la comunità.
Il percorso che ha dato vita a “Parole Latitanti” è iniziato daglioggetti della quotidianità: ci sono oggetti che fuori dal carcere quasi non vediamo. Dentro, invece, scandiscono il tempo, delimitano lo spazio, accompagnano le giornate. Oggetti quotidiani, spesso dati per scontati, che in un contesto detentivo assumono un significato diverso: definiscono il ritmo delle giornate, delimitano lo spazio, accompagnano il tempo. Durante il progetto sono stati osservati, nominati, disegnati e attraversati attraverso la parola, fino a restituire immagini, memorie, pensieri ed emozioni. Ne è nata un’opera corale che vuole restituire modi diversi di guardare al carcere.
Una delle caratteristiche più significative di “Parole Latitanti” è che il volume non è stato soltanto scritto all’interno della Casa di Reclusione, ma è stato pensato e sviluppato editorialmente all’interno dell’Istituto. Il progetto ha messo in dialogo competenze pedagogiche, arteterapeutiche, artistiche, grafiche e editoriali. Al percorso hanno lavorato una pedagogista e arteterapeuta, un graphic designer specializzato in editoria e un insegnante d’arte. Anche la tipografia è entrata fisicamente in carcere: il titolare di Arti Grafiche Parini ha partecipato alle attività attraverso una lezione dedicata alla stampa e alla produzione del libro. Il risultato è un volume in formato leporello, nel quale testi, immagini e progetto grafico si attraversano reciprocamente. La forma editoriale diventa così parte stessa del racconto: un libro da aprire, dispiegare e percorrere.


























































