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Castagneti: le opportunità del legno e della valorizzazione turistica, oltre alla produzione agricola

Dati, riflessioni e prospettive nel “Dossier castanicoltura 2026” curato e presentato da Confagricoltura Cuneo

La presentazione del Dossier "Castagneti e foreste: un patrimonio da valorizzare. Sfide, risorse e prospettive per il territorio cuneese" in Confagricoltura a Cuneo

La presentazione del Dossier “Castagneti e foreste: un patrimonio da valorizzare. Sfide, risorse e prospettive per il territorio cuneese” in Confagricoltura a Cuneo

“Con questo dossier, nato in continuità con il primo presentato lo scorso anno, abbiamo voluto ampliare e approfondire l’analisi, spostando lo sguardo dalla sola castanicoltura da frutto all’insieme delle superfici a castagneto e del patrimonio forestale legato al castagno. Una prospettiva che consente di considerare non solo le aree produttive, ma anche i castagneti forestali, le superfici non più coltivate e i boschi di particolare valore paesaggistico e storico, approfondendone caratteristiche, modalità di gestione e possibilità di valorizzazione. È nato così un lavoro che vuole essere strumento di conoscenza e di confronto per imprese, enti locali e operatori del settore utile a pianificare la gestione futura del patrimonio castanicolo cuneese e piemontese. Le aziende specializzate in castanicoltura da frutto nel Cuneese sono 2.494 con una superficie media aziendale a livello provinciale di 1,65 ettari. Grazie a 4.287 ettari di terreni coltivati, ovvero il 94,5% della superficie totale regionale, la Granda si colloca al 4° posto in Italia come provincia castanicola. È di circa 78.000 ettari, invece, la superficie complessiva destinata alla gestione del castagno in Granda, con numeri che ne confermano un’esponenziale capacità produttiva”. Con queste parole il presidente di Confagricoltura Cuneo, Enrico Allasia, ha introdotto la presentazione del report “Castagneti e foreste: un patrimonio da valorizzare. Sfide, risorse e prospettive per il territorio cuneese” curato dal Centro Studi Confagricoltura Cuneo e dall’agronomo forestale Marco Bonavia, con il sostegno della Camera di Commercio di Cuneo, avvenuta presso la sede provinciale dell’associazione agricola martedì 13 ottobre, nell’ambito della 27a Fiera Nazionale del Marrone di Cuneo.  

IL Castagneto da frutto: dinamiche di sviluppo, raccolta 2026 e valore economico 

Prendendo in esame i castagneti da frutto, a livello internazionale l’Italia si conferma nel 2025 tra i principali produttori mondiali (5° posto) di castagne e il secondo produttore europeo dopo la Spagna, con una crescita dei volumi nel biennio 2022/2024 del 12%. In questo scenario, il Piemonte si colloca al terzo posto dietro Campania e Calabria con 4.535 ettari, di cui 4.287 in provincia di Cuneo, il 94,5% del totale regionale. La Granda è, così, uno dei principali territori castanicoli d’Italia (4° posto), a non molta distanza dalle prime tre province per ettari di superficie in produzione: Avellino, Salerno e Cosenza. Alla rilevanza delle superfici corrisponde una presenza significativa di aziende agricole: secondo i dati dell’Anagrafe Agricola della Regione Piemonte, nel 2026 risultano 2.494 aziende specializzate nella castanicoltura nel Cuneese. Accanto alle aziende agricole che svolgono la castanicoltura in forma professionale, sul territorio è presente anche un patrimonio diffuso di piccoli castagneti destinati in parte all’autoconsumo o gestiti a livello familiare.

“Negli ultimi anni si è osservata una progressiva crescita della castanicoltura produttiva nelle zone collinari e nei fondivalle, dove le caratteristiche dei terreni facilitano le operazioni colturali, la manutenzione dei castagneti e l’introduzione di forme di meccanizzazione – spiega Claudio Baudino, tecnico di Confagricoltura Cuneo, tra i curatori del dossier -. Parallelamente, nelle aree montane è in atto un processo di riorganizzazione delle realtà che hanno mantenuto la castanicoltura come attività produttiva, con una tendenza all’ampliamento delle superfici coltivate”. Questa doppia dinamica si rispecchia nei numeri. Da un lato, il numero di aziende racconta che tra i Comuni di pianura si registrano gli incrementi più significativi nel periodo 2014-2026: Cuneo, da 28 a 110 aziende, Revello (da 16 a 46), Saluzzo (da 8 a 16), Busca (da 38 a 63), Cervasca, (da 39 a 58) e Caraglio (da 51 a 75). Al contrario, nelle aree di più antica tradizione castanicola si rilevano in alcuni casi riduzioni del numero di aziende, come a Moiola, dove si passa da 20 a 9 aziende, Monasterolo Casotto (da 25 a 15) e Demonte (da 41 a 34). Dall’altro lato, però, il dato della superficie media aziendale a livello provinciale è passato da 1,37 ettari nel 2014 a 1,65 ettari nel 2026, evidenziando una tendenza alla concentrazione delle superfici che risulta particolarmente evidente in alcuni territori: Monasterolo Casotto, ad esempio, passa da 4,55 ettari medi per azienda nel 2014 a 12,45 nel 2026, mentre Moiola passa da 1,39 a 3,05 ettari.

La raccolta 2026 sta evidenziando una produzione sensibilmente inferiore alle attese, con riduzioni tra il 20-30 % e picchi vicini, in alcuni casi, al 40-50%. A fronte di una prima valutazione basata sulle rilevazioni dell’Ufficio tecnico di Confagricoltura Cuneo e sull’indagine condotta presso gli stakeholder della filiera, si può stimare per l’annata in corso una produzione intorno ai 32-34.000 quintali. Un quadro più preciso della produzione complessiva sarà disponibile al termine della campagna di raccolta. Se, in condizioni produttive ordinarie, il valore della produzione agricola primaria castanicola cuneese è stimato in circa 8 milioni di euro. Per l’annata in corso, tuttavia, le minori rese determinate dalle condizioni climatiche avverse fanno prevedere una riduzione di questo valore nell’ordine del 30%. Più stabile risulta, invece, il valore dell’indotto castanicolo, stimato in circa 30 milioni di euro. Alla luce di contesti climatici in rapida evoluzione risulta, quindi, sempre più fondamentale il comparto il lavoro di ricerca portato avanti dal Centro Regionale di Castanicoltura di Chiusa Pesio e dalla Fondazione Agrion.

Il castagneto da legno: dati, filiera e utilizzi

Venendo al secondo ambito analizzato dal Dossier, è importante dire che nel contesto forestale della Regione Piemonte, il patrimonio boschivo complessivo si estende per circa 950.000 ettari, determinando un indice di boscosità superiore al 36% dell’intera superficie territoriale regionale. All’interno di questo patrimonio, i castagneti costituiscono la formazione dominante a livello regionale: con una copertura stimata di 212.000 ettari, rappresentano circa il 22% della superficie forestale piemontese. In provincia di Cuneo, la superficie complessiva destinata alla gestione del castagno è di circa 78.000 ettari, circa il 30% della superficie forestale provinciale. I castagneti, da un lato, rappresentano una componente importante del patrimonio forestale e contribuiscono alla protezione del suolo e alla stabilità del territorio, dall’altro, costituiscono una risorsa produttiva per le filiere del legno e del frutto.

Per comprendere le caratteristiche della filiera del castagno da legno locale è importante partire dall’assetto della proprietà forestale, che nei castagneti è prevalentemente privata, a cui si accompagna una forte frammentazione delle superfici, elemento che condiziona a programmazione di interventi su superfici più ampie. L’accorpamento delle proprietà e le forme di associazionismo silvopastorale potrebbe favorire una gestione più coordinata e di interventi su scala di area o di distretto”.

La gestione in provincia di Cuneo coinvolge prevalentemente 261 imprese forestali iscritte all’Albo Regionale delle Imprese Forestali del Piemonte, che occupano direttamente circa 500 operatori specializzati (dato 2026), oltre a ulteriori addetti impegnati nelle diverse attività di supporto alla filiera. Il legname dei boschi cedui può essere destinato a paleria agricola o viticola, carpenteria e valorizzazione energetica, mentre un altro tratto distintivo del Cuneese è rappresentato dall’industria del tannino naturale ottenuto dal legno di castagno nello stabilimento Ledoga del Guppo Silvateam a San Michele Mondovì.

Dal confronto tra la superficie effettivamente sottoposta a taglio e quella che, sulla base degli incrementi medi considerati, potrebbe essere interessata da una gestione produttiva sostenibile emerge un dato significativo: il prelievo attuale, pari a circa 380 ettari all’anno, corrisponde infatti ad appena il 2% della superficie a castagneto, cioè lo 0,2% annuo, a fronte di una ripresa potenziale teorica sostenibile del 2,3% annuo, equivalente a circa 5.000 ettari all’anno. Il divario evidenzia un ampio margine di sviluppo della gestione forestale: la superficie annualmente interessata dai tagli potrebbe essere teoricamente superiore a quella attuale di oltre dieci volte.

Valorizzazione paesaggistica e turistica dei castagneti

Oltre alla funzione produttiva, il Dossier prende in esame i castagneti come elemento caratterizzante del paesaggio rurale e montano cuneese e patrimonio di valore ambientale, storico e culturale. In provincia di Cuneo 13 esemplari, per dimensione, età, caratteristiche e legame con la storia dei luoghi, rientrano nel Registro Regionale degli Alberi Monumentali e, in generale, il valore paesaggistico legato ai castagneti può, inoltre, rappresentare una risorsa per la fruizione turistica e la valorizzazione dei territori. I castagneti possono essere integrati all’interno di percorsi escursionistici, itinerari naturalistici e percorsi tematici.

Per capire quanto queste potenzialità siano già tradotte in esperienze concrete, è stato avviato un confronto con i Comuni e le Unioni Montane della Granda per raccogliere informazioni su castagneti e aree forestali di particolare interesse, sulla loro accessibilità e sulla presenza di percorsi escursionistici o iniziative dedicate.

“In questa prospettiva, la valorizzazione turistica non rappresenta un’alternativa alla funzione produttiva del castagneto, ma può affiancarla in un’ottica di sostenibilità economica – sottolinea Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo –. Un ulteriore elemento di interesse riguarda, infine, i servizi ecosistemici svolti dai castagneti e, più in generale, dalle aree forestali che svolgono funzioni importanti per il sequestro e lo stoccaggio del carbonio, la conservazione della biodiversità, la protezione del suolo e la regimazione delle acque, oltre a contribuire alla prevenzione del rischio di incendi e alla protezione del territorio. Questa pluralità di funzioni rende il castagneto una risorsa multifunzionale”.

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