Written by Confindustria Cuneo

“I sindacati provinciali non dicono la verità sullo sciopero del settore tessile”

In riferimento alle recenti dichiarazioni delle organizzazioni sindacali provinciali del comparto tessile-abbigliamento (Filctem Cgil e Femca Cisl), comparse su alcuni organi di stampa, in merito allo sciopero nazionale del 21 novembre scorso, il presidente della Sezione Tessile, abbigliamento, calzaturiero di Confindustria Cuneo, Luca Burlò precisa:
“Innanzitutto, per quanto riguarda l’adesione allo sciopero a livello provinciale, dai dati raccolti attraverso un questionario diramato da Confindustria Cuneo alle aziende associate alla Sezione Tessile, abbigliamento, calzaturiero, emerge un valore medio del 36%, decisamente più contenuto rispetto a quello dichiarato dai sindacati.
Ciò detto, non è certo una novità il fatto che le imprese del settore tessile abbigliamento oggi devono affrontare quotidianamente un’agguerrita concorrenza proveniente anche dai Paesi emergenti e non riescono a sopportare ulteriori incrementi di costi.
Ciononostante, nell’ambito della trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro, le organizzazioni sindacali pretendono di ottenere un aumento delle retribuzioni a fronte di una dinamica inflattiva sostanzialmente invariata.
Per contro, l’associazione di categoria Sistema Moda Italia propone di legare l’andamento futuro delle retribuzioni all’inflazione, per tutelare al 100% il potere d’acquisto dei salari dei dipendenti, dando, inoltre, la propria disponibilità alla costituzione di un nuovo fondo settoriale per assicurare a tutti i lavoratori un’interessante copertura integrativa nel campo dell’assistenza sanitaria.
Infine, va precisato che non corrisponde a verità quanto affermato dalle organizzazioni sindacali provinciali, a proposito dello sciopero dello scorso 21 novembre, in merito a presunte trattative su modifiche normative. Il negoziato, infatti, non ha mai affrontato tali temi in quanto le divergenze tra Sistema Moda Italia ed i sindacati, che hanno portato allo sciopero, sono solo sulla parte economica”.

Archivio immagini di Confindustria Cuneo

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“I sindacati provinciali non dicono la verità sullo sciopero del settore tessile”

In riferimento alle recenti dichiarazioni delle organizzazioni sindacali provinciali del comparto tessile-abbigliamento (Filctem Cgil e Femca Cisl), comparse su alcuni organi di stampa, in merito allo sciopero nazionale del 21 novembre scorso, il presidente della Sezione Tessile, abbigliamento, calzaturiero di Confindustria Cuneo, Luca Burlò precisa:
“Innanzitutto, per quanto riguarda l’adesione allo sciopero a livello provinciale, dai dati raccolti attraverso un questionario diramato da Confindustria Cuneo alle aziende associate alla Sezione Tessile, abbigliamento, calzaturiero, emerge un valore medio del 36%, decisamente più contenuto rispetto a quello dichiarato dai sindacati.
Ciò detto, non è certo una novità il fatto che le imprese del settore tessile abbigliamento oggi devono affrontare quotidianamente un’agguerrita concorrenza proveniente anche dai Paesi emergenti e non riescono a sopportare ulteriori incrementi di costi.
Ciononostante, nell’ambito della trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro, le organizzazioni sindacali pretendono di ottenere un aumento delle retribuzioni a fronte di una dinamica inflattiva sostanzialmente invariata.
Per contro, l’associazione di categoria Sistema Moda Italia propone di legare l’andamento futuro delle retribuzioni all’inflazione, per tutelare al 100% il potere d’acquisto dei salari dei dipendenti, dando, inoltre, la propria disponibilità alla costituzione di un nuovo fondo settoriale per assicurare a tutti i lavoratori un’interessante copertura integrativa nel campo dell’assistenza sanitaria.
Infine, va precisato che non corrisponde a verità quanto affermato dalle organizzazioni sindacali provinciali, a proposito dello sciopero dello scorso 21 novembre, in merito a presunte trattative su modifiche normative. Il negoziato, infatti, non ha mai affrontato tali temi in quanto le divergenze tra Sistema Moda Italia ed i sindacati, che hanno portato allo sciopero, sono solo sulla parte economica”.

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